When the rain.


La pioggia scendeva lenta sulle sbarre del cancello rosso, logorato dalla ruggine, lungo il muro che Mary stava percorrendo. Non sapeva esattamente perchè stesse passando di li, perchè invece di prendere la strada alle sue spalle, i portici che l'avrebbero portata dritta a casa, per di più asciutta, avesse deciso di percorrere il tragitto più lungo, sotto la pioggia, da sola.
Erano le quattro del pomeriggio, aveva lasciato Ketty, la sua amica, alla fermata del bus, e le aveva dato il suo ombrello, perché lei avrebbe dovuto fare a piedi il tragitto più breve.
E invece aveva proseguito dritto Mary, invece di tornare indietro ed arrivare subito a casa.
Non le importava molto di bagnarsi, anzi per una volta quasi le piaceva, dava al suo pomeriggio quel tocco malinconico di cui aveva bisogno.
Mary però non vedeva la malinconia in senso negativo, era per lei qualcosa di liberatorio provarla a volte, insieme alla solitudine, perchè non era una malinconia verso qualcosa che non c'era più o che non poteva avere, e non era solitudine perchè non avesse nessuno con cui passeggiare.
A Mary piaceva percorrere quel muro e poi girare alla fine del lungo isolato, in quella stradina in cui raramente passava qualcuno, nonostante fosse pieno giorno.
Le piaceva passare di li e guardare i portoni anni '70, e i balconi con le piante, in quella via signorile ma un po' dimenticata, essendoci solo abitazioni e qualche negozietto di nicchia. C'era il negozio di chitarre, la palestra chiusa ormai da anni, una cornetteria aperta solo di sera, e alla fine della via, appena si torna nella luce del viale principale, una fumetteria, che Mary viveva come un rifugio. In verità tutta quella stradina per lei era un pezzo di città tutto suo, dove nessuno poteva trovarla e distrarla dai suoi pensieri.
Guardò i portoni a vetri chiusi, i balconi con le piante che scendevano giù dalla ringhiera, bagnate per quella pioggia che si faceva sempre più sottile e penetrante, la vetrina del negozio di chitarre umida, sulla quale qualcuno con il dito aveva disegnato uno smile. Lo faceva cercando tutto quello che le era così familiare ma al tempo stesso così estraneo, così malinconico e così solitario, ma così suo, da rendere un qualunque pomeriggio di pioggia un momento speciale nella vita di una adolescente come tante, che era in realtà molto speciale, a modo suo.
E si lasciò andare tra i suoi pensieri e i suoi sogni, sotto la pioggia che le bagnava il viso lentigginoso e sereno.
When the rain. When the rain. Reviewed by Gabriele Del Buono on 4/28/2015 Rating: 5

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